IL RISPETTO DEL PROSSIMO E LA SOLIDARIETA’ (Lettera al Direttore Giornale di Brescia 13/11/2008)

4:43 am Appelli

A sei mesi dal mio ingresso nel Consiglio comunale della nostra città, sento il dovere di restituire il senso della mia esperienza ai cittadini e alle cittadine che mi hanno votato, che hanno affidato a me il desiderio di “bene vivere” nella loro città, a me persona, non, come ha sostenuto il consigliere Agnellini, del centrodestra, a cui la stampa ha per altro dato un curioso risalto, a

un’”esperta”, perché il Consiglio comunale non è, consigliere Agnellini, un consiglio di amministrazione, ma il luogo dove si fa la città e dove entra chi ha passione e sapiente relazione con i cittadini e le cittadine. Certo, io sono di sinistra, e lo affermo con l’orgoglio dell’appartenenza e la tenerezza del legame, quella sinistra che, scomparsa in Parlamento, a livello locale è una preziosa presenza e un riferimento per i gruppi ambientalisti, che affinano un pensiero, che diventa modo di vivere, per le cooperative che vogliono pensare un lavoro a misura umana, per i docenti che insegnano un rapporto vivo e critico con la realtà avviando i loro alunni all’arte del vivere in comune, che è esercizio personale e politico allo stesso tempo, per le libere associazioni e le case delle donne, che disvelano quelle vite di donne non eroiche, a parte gli eroismi quotidiani invisibili agli uomini di cui è fatta l’esistenza femminile, ma vite banali o infelici, perseguitate, violate, ferite, uccise nel corpo, nella mente o nel cuore, incapaci di sorridere, progettare ed amare, per le reti di operatrici e operatori della salute che tessono la tela della cura e dell’accoglienza attraverso la relazione.

Essere di destra o di sinistra è una cosa profondamente diversa, radicalmente diversa per tante ragioni, ma per una in particolare, quella che la nostra Costituzione antifascista spiega all’articolo 2: l’esistenza (e il rispetto, e il valore, e l’amore) del prossimo. Il “dovere inderogabile di solidarietà”, che non è concessione, né compassione: è il fondamento della convivenza. Solidarietà che vuol dire pensare a chi è venuto prima, a chi è arrivato dopo, a chi è arrivato da noi adesso e viene da un mondo più misero e peggiore, solidarietà fra generazioni, fra genti, fra uguali, ma diversi.

Platone definì la politica la regina delle arti (basilikè tekne), oggi è serva di due padroni: la spettacolarità e il denaro. Le torri di San Polo sono luogo di degrado? Si abbattono. E le persone? Si dislocano. Ma il loro tempo vuoto, che si dilata e offre condizioni favorevoli a gesti talora violenti e insensati, per ammazzare la noia, a traffici loschi per raggranellare un po’ di denaro, al razzismo, perché nel deserto del pensiero qualche idea ferma e precisa bisogna pure averla. Ciò che non si è speso né si spenderà in educazione e civilizzazione si spenderà in repressione. Già, educazione e civilizzazione: allora via la Biblioludoteca, luogo per l’aggregazione dei bambini, tutti i bambini, ma anche spazio di volo alto per la loro mente e il loro corpo, piccolo segno di riconoscimento per un grande maestro, Pietro Morari.

E poi le multe agli stranieri, che mangiano un mango in un parco o si bevono una birra sui gradini di piazza Vittoria, le ordinanze di sgombero dei campi nomadi, comprensive di brindisi sulle ruspe, con vicesindaco e presidente del Consiglio comunale e di lugubri manifesti con scritto “meno uno”, le videocamere sparse nella città per “controllare”: sono di recente andata insieme alla segreteria della Cgil a parlare con i Sinti di via Orzinuovi: vivono una sorta di tragico “Grande Fratello”, permanentemente spiati dalle telecamere; e poi via le prostitute dalle strade… le principali, in una sorta di operazione di decoro urbano; già, perché sexy bar, night club, annunci via internet o via carta stampata non disturbano l’occhio puritano dei nostri concittadini.

“Bene vivere”, dicevo all’inizio, ma è bene vivere aprire le strade al girotondo incessante delle automobili, intrappolare gli autobus dentro quel girotondo, togliendo le corsie preferenziali (via Cremona, via Vittorio Emanuele) e pensare imbarazzanti, quanto improbabili tunnel in via Turati (e gli studi di fattibilità?) con buona pace dell’inquinamento da polveri sottili e da rumore. Non solo, se nel mio pensiero di democrazia ci sta la libertà, un’uguale libertà per le persone, in quanto cittadine e cittadini, e se nella mia idea di forma di vita democratica ci sta il pluralismo e dunque l’idea di istituzioni e scelte pubbliche, che siano eque, laiche, per arrivare ad una felice e bene ordinata convivenza nella diversità e nella multiculturalità, a Brescia ciò non si realizza: il bonus bebé, 1000 euro ogni nuovo nato non è per i bambini con genitori di altri Paesi, sono bambini con diversi colori della pelle e visi diversi, ma lo sguardo e le mani di quelle madri e di quei padri non sono differenti dai nostri. Infine, credo che una forma di vita democratica, almeno decente, debba assicurare, per quanto possibile, una qualche simmetria nell’accesso all’arena dell’uso pubblico della ragione ossia della comunicazione pubblica; capita invece che i resoconti dei Consigli comunali cancellino gli interventi di alcuni consiglieri di minoranza facendo così tacere voci, che potrebbero far venire alla luce un disaccordo netto, le stesse voci che, quando accadono fatti rilevanti che riguardano la città, non vengono sentite; ininfluenti? Marginali? Beh, se marginalità significa ciò che ho detto sin qui e dubitare e muovermi in un orizzonte di costante ricerca di senso, sono marginale e libera.

Donatella Albini
Consigliere comunale
Sinistra l’Arcobaleno

Ps: il neretto e sottolineato è “opera” nostra. E’ questa la Brescia che vogliamo?

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