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Sabato 4 ottobre ho partecipato con mio figlio a una festa con tanti bambini e genitori tenutasi all’interno della scuola Calini al Carmine. Una bella festa con animazione, giochi e merenda inclusa: tutti si sono divertiti. - Quando mio figlio e altri bimbi mi hanno chiesto a cosa si doveva questa bella idea mi sarebbe piaciuto poter dire che era una «Festa d’autunno» o una «Ottobrata». Invece era una «Biblioludofesta», una festa nata dal fatto che una persona «grande», nel senso di adulta, una persona importante, un assessore della nostra città, aveva chiuso uno spazio dedicato ai bambini per metterci il suo ufficio che, forse, poteva essere collocato altrove senza bisogno di togliere i giochi da quel posto. - La scelta dell’assessore sarà sicuramente stata motivata. Ma l’assessore Labolani ha figli che avrebbero potuto usufruire di questo spazio oppure sono già più grandi? Avrebbe fatto la stessa scelta se i suoi figli fossero stati tra i potenziali fruitori della biblioludoteca? - Questa struttura si trovava nel centro storico dove, ad eccezione di pochi fortunati benestanti, la maggior parte delle famiglie con figli abitano in case piccole. Poteva essere utile anche solo come punto di incontro quando i bambini, all’uscita da scuola chiedono di stare ancora insieme con altri amichetti. Consoliamoci: nei mesi con clima mite si potrà sempre ripiegare sui giardini pubblici, se non piove. - Sul tema della chiusura della Biblioludoteca Angelo Piovanelli, presidente dell’Associazione culturale Libertà e Progresso, si è chiesto perché le proteste che ne sono susseguite sembrino più legate alla difesa di un semplice luogo e non si dibatta del progetto educativo. Ma per discutere di un progetto educativo da realizzare in un luogo non è indispensabile che il luogo ci sia? Il luogo c’era, ma è stato occupato da un uomo politico, sottratto all’uso per il quale era stato pensato, tolto a dei bambini che non possono difendersi. - La protesta deve necessariamente partire dalla richiesta di avere di nuovo a disposizione quello spazio; poi si potrà dibattere sul come utilizzarlo al meglio. - Assicuro comunque al presidente Piovanelli che la mamma di mio figlio, mia moglie, la favola la racconta e l’avrebbe raccontata lo stesso ogni giorno anche se nostro figlio avesse potuto passare del tempo alla bibloludoteca. Né io né mia moglie abbiamo mai pensato di sostituire la nostra missione educativa con un’oretta trascorsa di tanto in tanto a giocare in quel luogo. Mi sento di affermare che sia così per la maggior parte dei genitori che scelgono di avere un figlio. Credo sia così anche per il presidente Piovanelli riguardo ai suoi figli. - Quanto al fatto di prevedere il gioco al servizio della didattica per formare, ricordo la mia esperienza: anche io sono stato bambino e della mia infanzia ho un ricordo meraviglioso perché ho giocato tantissimo e con tanti altri bambini quando la stagione lo permetteva ai giardini, altrimenti in casa (tanti anni fa anche persone normali potevano permettersi case più grandi in centro): è stato meraviglioso anche perché ho potuto giocare libero senza nessuno che abbia mai cercato di farmi progredire formandomi con progetti educativi. La formazione l’ho ricevuta dalla scuola e dalla mia famiglia. Quando giocavo ero libero. - Anche una struttura pubblica, pagata con le nostre tasse, appena ultimata e subito smantellata, può limitarsi a essere un semplice luogo di incontro e gioco senza per questo diventare un parcheggio. - Spero che l’assessore Labolani che bambino lo è stato e che fa politica al servizio della comunità da tanti anni, sappia ascoltare ed eventualmente fare un passo indietro. Non sarebbe un segno di debolezza, ma un segno di attenzione e di amore verso i bambini, verso il futuro. - GIULIO ROTTIGNI - Brescia - lettera al direttore del 13/10/2008
Una manifestazione organizzata ma anche spontanea
Nel primo fine settimana di ottobre Brescia è stata testimone di numerosi avvenimenti di carattere pubblico («Ludo-fiesta», «Diamoci una mossa!»…) a cui parte dell’informazione stampata e televisiva locale sembra non aver volutamente ritenuto di dare equamente visibilità. - Nella mattinata di sabato, davanti alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Brescia, vi è stato un momento di grande partecipazione collettiva, non solo organizzata, come è stato detto in modo riduttivo dalla stampa, ma anche spontanea, in cui genitori e bambini si sono trovati per manifestare insieme il proprio disappunto e la preoccupazione per gli ultimi provvedimenti ministeriali contro la scuola. - E a manifestare spontaneamente con un volantinaggio le nostre diverse perplessità sul futuro che ci attende come dipendenti pubblici dell’Università degli Studi di Brescia, che si vede negare non solo i fondi necessari alla ricerca, ma anche i minimi salariali, c’eravamo anche noi, in qualità di Rappresentanze sindacali unitarie ed un nutrito gruppo di lavoratrici e lavoratori dell’Ateneo. Una giovane Università che in questi anni ha consentito il suo radicamento nella propria realtà territoriale con un complesso sviluppo a servizio d’un bacino d’utenza sempre più vasto. - In un momento tanto critico della vita sociale del nostro paese, dove le istituzioni impoveriscono le risorse economiche e sviliscono il riconoscimento all’impegno, ci piacerebbe credere, prima di tutto come cittadini, che i servizi dell’informazione non si fermassero solo all’apparenza delle cose, ma cercassero di indagarle. - Considerando che, nella Brescia caratterizzata solitamente dal silenzio delle sue lavoratrici e lavoratori, sia espressione d’impegno positivo questa nuova partecipazione dei suoi cittadini, che in un prossimo futuro sarà sicuramente ripetuta, ci aspettiamo che il vostro Giornale e non solo, porga la giusta attenzione alle diverse manifestazioni che nasceranno, approfondendone con la dovuta attenzione le motivazioni, e dando loro adeguata visibilità. - Ci sembra importante in qualità di cittadini e lavoratori, che i Bresciani e non solo, possano essere messi oggettivamente nella condizione di comprendere tutte le diverse sfaccettature che sottendono a questo importante momento storico del nostro paese in cui è troppo semplicistico e controproducente dare del «fannullone» o passare al «maestro unico». - FABIO FORNARI - per le Rsu dell’Università degli Studi di Brescia - lettera al direttore del 12/10/2008
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