Inaudita infatti mi è parsa la notizia della chiusura di una biblioludoteca in un quartiere di Brescia, appresa al festival della letteratura di Mantova

Contributi e adesioni No Comments

Una maestra, conosciuta a Mantova, scrive al Sindaco di Brescia …

 

Egregio signor Sindaco della città di Brescia,

mi chiamo Viola Angoscini e sono maestra elementare in una scuola di periferia in provincia di Cremona.

Con le bambine e i bambini che ho incontrato nei tanti anni di insegnamento ho avuto modo di entrare in comunicazione con il meraviglioso mondo infantile e capire quanto il gioco e la lettura siano importanti per uno sviluppo felice e  sereno.

Ho avuto modo di sperimentare quanto il racconto e la fiaba siano vitali  per esorcizzare paure e affrontare in maniera soave gli ostacoli della vita. 

Nella mia scuola da anni esiste un laboratorio che si chiama “bibliotecando” , dove si legge giocando o si gioca imparando, a seconda dei casi, ma i nostri casi si incontrano sempre e sempre si impara.

Il racconto o la fiaba sono per noi strumenti di felicità, attraverso essi i bambini sperimentano le loro fantasie, leggono, si fanno leggere, raccontano e scrivono piccoli fatti  ispirati alla loro vita . Privarli di ciò sarebbe cosa “inaudita”, dove inaudita sta per mai sentita……

 

Inaudita infatti mi è parsa la notizia della chiusura di una biblioludoteca in un quartiere di Brescia,  appresa al festival della letteratura di Mantova;  ho sempre avuto di Brescia una visione di città aperta e solidale, all’avanguardia in tema di multiculturalità e rispetto.

Per cui inaudita e impossibile mi è parsa quella notizia.

Ma come può un’amministrazione  essere così poco “sensibile al proprio territorio” , non capire quanto sia importante creare luoghi di incontro, di lettura e di felicità?

 E’ probabile  che io abbia male interpretato quanto ho letto sulla sua città!!!

A riprova di questa mia fiducia Le chiedo, a nome di tanti bambini e bambine, ragazze e ragazzi un atto di  coraggio e fiducia nei confronti delle nuove generazioni, che oggi più che mai hanno bisogno di luoghi partecipativi e di incontro per combattere il male dell’ ignoranza e della solitudine.

Conto su di Lei, anzi contiamo su di Lei. 

 

Grazie

Viola Angoscini

Anna Sarfatti scrive al Sindaco di Brescia, ringraziandolo per il gesto “formativo”…

Contributi e adesioni No Comments

Non sappiamo come andrà a finire questa storia. Sappiamo solo che ci sono persone, scrittrici, donne come Anna e come Francesca, ad esempio, che credono nella generazione del domani, nei nostri figli e nelle nostre figlie e che condividono che, solo aprendo per loro spazi, NON CHIUDENDOLI, sia possibile accompagnare i futuri cittadini nel percorso ad ostacoli che è la vita…  affinchè trovino il senso e contribuiscano  a far fiorire la cultura della convivenza, della solidarietà e dello scambio… Un grazie di cuore a queste donne e a quelle che incontreremo. Perchè questo è solo l’inizio. Quell* del Comitato Spontaneo

E’ una questione di cuore…particolare della Ludofesta del luglio 2008 davanti alle porte chiuse della Biblioludoteca

Anna Sarfatti scrive:

Gentile Sindaco,

ho appreso della Vostra decisione di chiudere la ludobiblioteca del Carmine, uno spazio di incontro e di scambio per i bambini di varia etnia del quartiere.

Peccato! Ha perso un’occasione per comunicare ai suoi bambini che la città pensa a loro, che gli adulti che governano la loro città vogliono aiutarli a stare insieme dentro uno spazio amico, facendo esperienze di gioco, di lettura, ma soprattutto di convivenza. 

Uno spazio “gratis”, dove si impara che il mondo non gira solo se c’è chi compra e chi vende.

“Gratis” anche perché non si valuta il bambino per quello che dà, come spesso succede a scuola, o come negli allenamenti di calcio, dove il mister può lasciarlo in panchina se non lo ritiene una “promessa”.

Ecco perché una ludoteca non assomiglia ad altri spazi dei bambini: è stimolante per i libri e i giochi che contiene, per gli adulti che li sanno proporre, per il piacere di comunicare che si esprime anche attraverso lingue diverse, per il tempo che scorre più rilassato, perché offre e non chiede altro che il rispetto delle sue regole. 

Ho letto che pensate di rilanciare la funzione degli oratori. Mi sembra una buona idea, perchè anche quelli sono spazi per i bambini.

Voglio ringraziarLa di questo suo gesto, che potrà risultare formativo.

Mi permetta infatti di raccontarLe una esperienza di tanti anni fa, quando ho vissuto ad Asti. 

Ricordo quando all’uscita dalla scuola elementare i compagni di classe di mio figlio si davano appuntamento all’oratorio per  giocare a pallone; essendo io ebrea, i miei figli non frequentavano la parrocchia né l’oratorio, per cui lui tornava a casa con me e si metteva a giocare a Subbuteo da solo. Se gli stessi compagni fossero andati in ludoteca o in un campetto comunale ovviamente mio figlio si sarebbe unito a loro.

Oggi mio figlio, che fa l’avvocato, lavora anche per un centro che presta assistenza legale per gli extracomunitari o, comunque, per persone che non hanno mezzi. Credo che anche la sua piccola esperienza di “escluso” lo abbia formato e gli abbia insegnato la solidarietà.

Per questo La ringrazio, perchè credo che quei bambini che non frequentano gli oratori (e ai quali vengono negati altri spazi di incontro) impareranno a loro spese che ”sentirsi fuori” fa crescere dentro. 

Cordiali saluti,

Anna Sarfatti

 

 

 

 

 

La rivolta delle fiabe - Il delizioso contributo di Francesca Capelli…

Contributi e adesioni No Comments

Francesca il 30/08/2008 ci ha scritto:

 

Cari amici, in attesa di incontrarvi … ho pensato a come farvi arrivare il mio messaggio di solidarietà. E siccome l’unica cosa che (forse) so fare è scrivere, vi regalo una fiaba ispirata alla vostra vicenda, sperando nel lieto fine. Potete farne l’uso che volete, compreso pubblicarla sul sito.
Il titolo è “La rivolta delle fiabe”
Saluti
Francesca Capelli
 

 

Ecco la magnifica fiaba. Se chiudete gli occhi e ve la fate raccontare… 

 

La rivolta delle fiabe

C’era una volta una città, dove un re saggio e buono aveva fatto costruire una bellissima biblioteca, nella quale tutti i bambini del regno potevano leggere libri, giocare, chiacchierare e stare insieme. Ma il successore del re non era altrettanto saggio e buono e, una volta salito al trono, scacciò i bambini, buttò fuori i libri e si impossessò della biblioteca, per farne un ufficio dove i suoi contabili potevano contare i dobloni del suo tesoro. E una volta che li avevano contati tutti? Ricominciavano da capo.

I genitori dei bambini chiesero udienza al sovrano per riavere la biblioteca. Il re li ascoltò annoiato e disse che la biblioteca non gliela avrebbe ridata. “Tanto”, disse, “i libri non servono a niente”.

“Ma ora i bambini non hanno più un posto dove andare”, spiegarono i genitori.

“E allora, che stiano a casa a guardare la televisione!”, rispose il re. “Oppure vadano in un bel centro commerciale, dove possono comprare tantissime cose più utili dei libri. E se proprio non sanno cosa fare, che vengano nel mio ufficio ad aiutare i miei contabili a contare i miei dobloni!”.

I genitori tornarono a casa molto tristi e dissero ai loro bambini che il re aveva rifiutato di restituire la biblioteca. A questa notizia, i bambini diventarono ancora più tristi dei genitori e smisero di sorridere. E allora tutta la città diventò tristissima, perché i bambini non sorridevano più.

Erano diventati molto tristi anche i personaggi dei libri, perché non sapevano come passare il tempo tutto il giorno, visto che nessuno leggeva più le loro storie.

Così pensarono di uscire dalle pagine di carta e di marciare tutti insieme verso il palazzo del re. Davanti al corteo c’era Pippi Calzelunghe, in groppa al suo cavallo, seguita da Emil il terribile, Pinocchio, Gian Burrasca, i bambini Brown con Tata Matilda, a braccetto con Mary Poppins. Venivano poi Peter Pan e Capitan Uncino (che per l’occasione avevano dichiarato una tregua), il signor Wonka della Fabbrica di Cioccolato con il GGG (il Grande Gigante Gentile), Sandokan con Yanez, il Corsaro Nero, il Capitano Flint e Long John Silver. E, dietro di loro, tutti i principi, le fate, le streghe e i bambini protagonisti di fiabe, storie e romanzi.

Quando il re li vide arrivare si mise a ridere. “Non mi fate paura”, disse. “Voi esistete soltanto nei libri delle biblioteche. E io la biblioteca l’ho chiusa”.

Pippi Calzelunghe si fece avanti: “Non è vero. Noi esistiamo nella fantasia dei bambini, nell’amore dei genitori che gli hanno raccontato le fiabe prima di dormire, nei ricordi degli adulti, nel lavoro dei maestri che leggono le storie ai loro alunni”.

In quel momento Capitan Uncino si fece largo tra la folla, sguainò la spada e disse al re: “In guardia, fellone!”.

Il re si spaventò, scappò via e nessuno lo rivide mai più.

I personaggi delle storie tornarono nei libri e i libri tornarono nella biblioteca e i bambini tornarono a sorridere.

E vissero tutti felici e contenti.

Francesca Capelli

 

 

 

 

“Per gentile concessione di Andrea Valente”. Grazie!!!

Contributi e adesioni No Comments

E’ un disegno bellissimo!!! Grazie Andrea per quest’immagine donata al Comitato Spontaneo!!!  Ne faremo buon uso, è una promessa!

Quell* del Comitato del Carmine  

 

Contributo di Patrizia Gioia - Chiudere una Biblioteca è sfregiare la Bellezza, amputare la Giustizia, imbavagliare la Verità. Il caso svizzero.

Contributi e adesioni No Comments

Rinunciamo a chiudere una Biblioteca!

 

“ …si potrebbe paragonare la vita spirituale dell’epoca appendicistica con una pianta degenerata che si sprechi in esuberanze ipertrofiche… nelle università famosi e loquaci professori privi di autorità porgevano i resti della cultura superiore d’ una volta…..si doveva imparare a rinunciare a tutti i beni che nei tempi anteriori erano parsi appetibili a intere generazioni di eruditi; rinunciare ai rapidi e facili guadagni, alla gloria, ai pubblici onori, agli elogi dei giornali, a sposare figlie di banchieri e di grandi industriali, a farsi viziare col lusso nella vita materiale.” (Hermann Hesse, Il giuoco delle perle di vetro)

Rinunciamo a chiudere la Biblioteca cantonale di Mendrisio!

Sono proprio le piccole Perle quelle che, una ad una come in un’armonica danza, vanno a formare “Il Gioco”, quello che l’amato Poeta Hesse ha tentato allora e ancora oggi tenta a noi tutti di indicare, mostrandoci profeticamente nel suo testamento spirituale, quello che siamo diventati, un’ “era appendicistica o della terza pagina”, insomma un’era del pettegolezzo.

Non si fa pettegolezzo in Biblioteca, come non lo si fa in un Bosco, in una Chiesa, in un Cimitero. Lì siamo veramente in una profonda relazione con l’Assoluto, in un dialogo che ci feconda.

Chiudere una Biblioteca è sfregiare la Bellezza, amputare la Giustizia, imbavagliare la Verità.

Ma perché anche la Svizzera, mia tanto amata Heimat”, si vuole allineare ad altre vicine e sempre più doloranti e deliranti Patrie che, credendo di risanare le sofferenti finanze sopprimendo luoghi necessari robustamente energetici e mentendo alla parte più profonda e vera di loro stesse, lentamente si e ci uccidono, uccidendo Memoria e Natura e Cultura, inseparabili come mente e mano e cuore.

Amo la terra Svizzera, in maniera particolare il suo Canton Ticino, con lo stesso amore con cui la amò Hermann Hesse, “mio padre”, fatti d’una consanguineità invisibile ma non per questo meno reale. Addomesticata dalla sua bellezza la porto nel cuore con i suoi cangianti colori, le sue piccole case, i suoi angoli unici ed introvabili, “casa”, tra un bosco e un piccolo lago, un albero di Giuda e una mucca. Non è la megalopolis che ci fa umani, ma la piccola polis, dove la  democrazia può essere davvero Patria, perchè può conoscere ogni suo cittadino e ogni suo cittadino può sentirsi, non minacciato, ma compreso e aiutato e protetto, affinché possano le sue radici affondare nella Madre Terra per innalzarsi gioiose e vigorose verso il Padre Cielo.  Crescere nell’Amore, in responsabilità e servizio.

Ho sempre ammirato e cercato di imparare il suo senso civico ( persino i gatti in Svizzera non vanno a frugare scomposti e affamati nei contenitori della spazzatura ben sistemati ai bordi della strada!). Il fermarsi delle auto ai passi pedonali, i bagni dei locali pubblici puliti, il davanzale delle finestre che rinfranca e saluta con un fiore fresco e un piccolo sasso, il   saper contenere il nuovo senza mortificare il passato, ma trascendendolo in un atto che, solo se sacro, può offrire pace al nostro umano cuore, assetato di Bellezza, di Giustizia, di Verità. Così il cibo è denso di nuovi sapori, il vino  inebriante, l’amicizia preziosa e rara.

So che non è possibile essere delusi dalla” Heimat”, ma da ciò che l’essere umano perpetra sì. Umilmente ma coraggiosamente vorrei chiedere agli uomini della Svizzera ( ma anche a quelli dell’Italia e a quelli di…e a me) di fermarci un momento e di ascoltarci, come lo si fa con un caro amico che ha perduto la strada. Si possono risanare le finanze in molti modi, e si può chiedere al cittadino ogni cosa. Tutto dipende da “chi” lo chiede e dal “come” lo si chiede. E’ l’educazione e non l’istruzione che fa la differenza. Ci crediamo “sviluppati” e parliamo di paesi sottosviluppati! Ma non è che forse dovremmo imparare da altre piccole culture a rimettere le cose al loro posto? A comprendere che il sacrificio è “fare sacro” qualcosa che, pur costandoci, trasformerà noi e il mondo?

Sono certa che se si chiedesse ad ogni cittadino una giornata di lavoro o un soldo per “la nostra” biblioteca, per la “nostra” chiesa, per il “nostro” bosco, per il “nostro” cimitero, nessuno si tirerebbe indietro. Ma perché quel “nostro”, (come il Padre nostro) sia inteso non come proprietà personale, ma come necessità comune di vita, non di sopravvivenza, occorre essere educati a questo sentimento e per educare questo sentimento occorre il silenzio e i suoi, i nostri, luoghi. Ecco perché il chiuderli è tradire Bellezza, Giustizia, Verità, perché è ancora uccidere. Il potere nasce sempre da un bisogno tradito.   Solo chi osa guardare e “dare cura” al suo interno a tutti i suoi dolori non dovrà creare e difendersi da un nemico fuori, che è solo costruzione fatta dalle umane paure. Così intendo la non belligeranza, non un atto di vigliaccheria, ma di coraggio. E questo lo può e lo deve fare ognuno di noi e ogni Patria che vuole far fiorire il proprio nome.

In momenti come questi sono questi atti di coraggio a fare la differenza, è importante un cuore capace d’ascolto, che non si faccia contaminare dai cattivi compagni e dai pettegolezzi, ma che sappia dare retta alla più alta voce, quella che ci affratella e ci indica la strada. Chiudere una Biblioteca è come tagliare un Bosco, come sbarrare la porta d’ingresso di una Chiesa, come impedire di richiamare al cuore in un Cimitero chi è sempre con noi.  E’ ancora uccidere. È impedire ad un essere umano di trarre insegnamento e conforto dall’Altro, chè senza l’Altro l’uomo non è uomo.

Credo che ognuno di noi, credente o non credente che sia,  ha avuto un giorno necessità, inspiegabile con le parole, di entrare e sostare nel silenzio di una Chiesa, forse una cattedrale, forse una piccola cappella di campagna, forse luogo di culto d’altro modo religioso, ma sempre un luogo ove sentirsi “a casa”, protetti da ogni male, per rinfrancarsi e di nuovo camminare. Ognuno di noi attraversa la vita da pellegrino, da ospite, e da sempre l’ospite è sacro, ecco perché è necessario stare sempre attenti a chi bussa alla nostra porta, potrebbe essere un Angelo e noi oggi sempre più spesso gli chiudiamo la porta in faccia!

Anche il Bosco aiuta la ricerca e l’incontro. Il bosco è il luogo che l’Eroe dovrà ogni volta, e mai una volta per tutte, attraversare, sfidando mostri e trappole. Metafora della vita, il bosco offre, come ben dice la Zambrano, i suoi “ chiari”, quelle piccole illuminazioni intraviste e subito scomparse, tra un ramo e l’altro, tra giochi d’ombra e di luce, momenti d’unità che ci lasciano diversi e sorpresi, irrevocabilmente senza parola, ma con una carne risorta.

In Biblioteca ognuno di noi potrà trovare parole capaci di acquietare il cuore. Scrive Hesse che “senza la scrittura non esiste l’idea di umanità”. Tenere un libro tra le mani è accarezzare il viso d’un nostro vecchio che ci  sta lasciando, è abbracciare nostro figlio appena arrivato, è un’eredità e una promessa.

In un Cimitero si va per riportare al cuore ciò che il rumore fuori impedisce di fare, si va per parlare quel dialogo infinito che ci unisce a chi non è più con noi. Qui si perdona e ci si perdona, si accusa e ci si accusa, si piange e si sorride, per sempre e mai soli.   

E si entra in questi luoghi, i veri luoghi di cura, con incedere silenzioso e accorto, ascoltando in modo nuovo i nostri passi come il battito del nostro cuore, sentendosi circondati da presenze, mortali e immortali, che come noi hanno “cercato” e con noi continuano a cercare, fila infinita d’esseri che si tendono la mano, fratelli. Un Assoluto può parlare solamente ad un cuore capace di ascolto, e solo un luogo del silenzio può offrirci questa opportunità .Tra queste braccia ogni cosa è muta e densa di significato, qui si forgia il presente inseparabile da passato e futuro, ogni uomo che qui ha sostato ha lasciato tracce per ognuno di noi, per ognuno in particolare qualcosa di necessario ed inesprimibile; qui, tra luci e ombre, odori di cipresso e di incenso e di carta,  la Cultura ci forma e ci trasforma.

Questi luoghi sono i nostri educatori, ci allenano a diventare noi : “Casa”, “Heimat”.

Uomini di buona volontà, non uccidiamo ciò che da sempre ci tiene in vita e che ora non sentiamo più per il troppo rumore che facciamo! Non uccidiamo i luoghi del silenzio, i nascondigli dell’anima che ci aiutano a divenire esseri incamminati. Esseri capaci di affezionarsi a una rosa senza vergognarsi, esseri capaci di nostalgia e d’amore che, addomesticati una  volta dalla  piccola volpe, sempre si meraviglieranno del colore dei campi di grano,  tutti figli della stessa Madre, dello stesso Padre.

Patrizia Gioia

Milano, 23  agosto 2008

 

 

Patrizia Gioia, SpazioStudio (www.spaziostudio.net), Via Lomazzo 13 (cortile del VecchioFico), I-20154 Milano

Telefono e Fax: 0039 02 315036; 0039 348 7498744 - E-mail: info@spaziostudio.net

 

Adesioni in corso di aggiornamento ;-)))

Contributi e adesioni No Comments

Aderiscono: Teatro Dioniso, “CittadineCittadini” per la Circoscrizione Centro, Gruppo Musicale “Suenos”, Libreria Rinascita (nel cuore del Centro e dei/lle lett/ori-rici) ed Elena Piovani, Responsabile della Libreria Rinascita, Fp CGIL, Comitato Iscritti CGIL del Comune di Brescia, don Piero Lanzi (Caritas Centro Storico), Apasci (Associazione per la Pace e la Solidarietà e la Cooperazione Internazionale), Legambiente, II Istituto Comprensivo di Brescia, Silvano Agosti e con lui il Museo dell’Arte Infantile e il Piccolo Cinema Paradiso, Il Nuovo Canzoniere Bresciano, Arciragazzi, Anonima Scrittori, Vivicentro, Molim (Associazione No-Profit), Vivere il Centro Storico, Polisportiva Centro Storico, Comitato per la Salute, la Rinascita e la Salvaguardia del Centro Storico, Brescia che verrà, CTV (Tele Street Brescia), Kollettivo Studenti in Lotta, Gruppo de Noalter, un gruppo di Bibliotecari/ie bresciani/e, Associazione Arte Vagante, Graziella Pedretti (Responsabile Area Cultura Comunità Montana di Valle Trompia), Lega Spi-Cgil Centro Storico.

Adesioni in corso di aggiornamento….

 

 

Per adesioni, contatti e consegna delle firme scrivere a: ludotecaperta@tiscali.it

Una Ludo-Storia - Autore: Silvano Agosti - (19/7/2008)

Contributi e adesioni No Comments

UNA LUDO-STORIA

 

 

Cari amici,

 

ho saputo dei disagi che stanno accadendo ai bambini del Carmine a Brescia dato che la loro Ludoteca è stata improvvisamente chiusa.

Poichè abito a Roma, ho telefonato immediatamente al Presidente della Repubblica e gli ho riferito che i bambini di Brescia avevano subìto un’improvvisa ingiustizia.

Il Capo dello Stato mi ha detto testuali parole “Avrei molti impegni, ma trattandosi di una faccenda che riguarda i bambini voglio sapere tutto. Sali al colle e vieni da me.”

Fuori dal Palazzo presidenziale c’erano le auto blu del governo. I ministri e il presidente del consiglio hanno dovuto attendere.

Il presidente ha dato la precedenza assoluta alla faccenda del Carmine.

Così gli ho raccontato tutta la faccenda come Voi me l’avete spiegata. Lui ha detto con fare pacato e affettuoso.

“I bambini sono un po’ come l’Africa, tutti li saccheggiano e in cambio gli danno qualche sciocco giocattolo.

Penso che sia un fatto grave che la loro Ludoteca sia stata improvvisamente chiusa e desidero che il Comune di Brescia provveda affinchè venga riaperta.

I bambini sono i cittadini che richiedono il maggior rispetto e derubarli di una Ludoteca è grave quasi come costringerli a rimanere seduti cinque o sei ore a scuola, proprio nel periodo della crescita, quando dovrebbero incessantemente muoversi e giocare. Dovete, anzi, dobbiamo denunciare i responsabili per furto aggravato di Ludoteca.”

Mica male il Presidente vero?

Per correttezza Vi debbo dire che questa straordinaria disponibilità del Capo dello Stato mi è sembrata tanto soave da apparire come un sogno.

E i sogni, anche se reali, sono intrisi di poesia.

Un saluto affettuoso a voi e agli oltre duecento bambini che nel mese di giugno hanno utilizzato la loro Ludoteca.

 Roma, 19 luglio 2008

Silvano Agosti