Lettere apparse sul Giornale di Brescia il 12 e il 13/10/2008

Appelli, Rassegna Stampa No Comments
 

La chiusura della biblioludoteca al Carmine 

Sabato 4 ottobre ho partecipato con mio figlio a una festa con tanti bambini e genitori tenutasi all’interno della scuola Calini al Carmine. Una bella festa con animazione, giochi e merenda inclusa: tutti si sono divertiti. - Quando mio figlio e altri bimbi mi hanno chiesto a cosa si doveva questa bella idea mi sarebbe piaciuto poter dire che era una «Festa d’autunno» o una «Ottobrata». Invece era una «Biblioludofesta», una festa nata dal fatto che una persona «grande», nel senso di adulta, una persona importante, un assessore della nostra città, aveva chiuso uno spazio dedicato ai bambini per metterci il suo ufficio che, forse, poteva essere collocato altrove senza bisogno di togliere i giochi da quel posto. - La scelta dell’assessore sarà sicuramente stata motivata. Ma l’assessore Labolani ha figli che avrebbero potuto usufruire di questo spazio oppure sono già più grandi? Avrebbe fatto la stessa scelta se i suoi figli fossero stati tra i potenziali fruitori della biblioludoteca? - Questa struttura si trovava nel centro storico dove, ad eccezione di pochi fortunati benestanti, la maggior parte delle famiglie con figli abitano in case piccole. Poteva essere utile anche solo come punto di incontro quando i bambini, all’uscita da scuola chiedono di stare ancora insieme con altri amichetti. Consoliamoci: nei mesi con clima mite si potrà sempre ripiegare sui giardini pubblici, se non piove. - Sul tema della chiusura della Biblioludoteca Angelo Piovanelli, presidente dell’Associazione culturale Libertà e Progresso, si è chiesto perché le proteste che ne sono susseguite sembrino più legate alla difesa di un semplice luogo e non si dibatta del progetto educativo. Ma per discutere di un progetto educativo da realizzare in un luogo non è indispensabile che il luogo ci sia? Il luogo c’era, ma è stato occupato da un uomo politico, sottratto all’uso per il quale era stato pensato, tolto a dei bambini che non possono difendersi. - La protesta deve necessariamente partire dalla richiesta di avere di nuovo a disposizione quello spazio; poi si potrà dibattere sul come utilizzarlo al meglio. - Assicuro comunque al presidente Piovanelli che la mamma di mio figlio, mia moglie, la favola la racconta e l’avrebbe raccontata lo stesso ogni giorno anche se nostro figlio avesse potuto passare del tempo alla bibloludoteca. Né io né mia moglie abbiamo mai pensato di sostituire la nostra missione educativa con un’oretta trascorsa di tanto in tanto a giocare in quel luogo. Mi sento di affermare che sia così per la maggior parte dei genitori che scelgono di avere un figlio. Credo sia così anche per il presidente Piovanelli riguardo ai suoi figli. - Quanto al fatto di prevedere il gioco al servizio della didattica per formare, ricordo la mia esperienza: anche io sono stato bambino e della mia infanzia ho un ricordo meraviglioso perché ho giocato tantissimo e con tanti altri bambini quando la stagione lo permetteva ai giardini, altrimenti in casa (tanti anni fa anche persone normali potevano permettersi case più grandi in centro): è stato meraviglioso anche perché ho potuto giocare libero senza nessuno che abbia mai cercato di farmi progredire formandomi con progetti educativi. La formazione l’ho ricevuta dalla scuola e dalla mia famiglia. Quando giocavo ero libero. - Anche una struttura pubblica, pagata con le nostre tasse, appena ultimata e subito smantellata, può limitarsi a essere un semplice luogo di incontro e gioco senza per questo diventare un parcheggio. - Spero che l’assessore Labolani che bambino lo è stato e che fa politica al servizio della comunità da tanti anni, sappia ascoltare ed eventualmente fare un passo indietro. Non sarebbe un segno di debolezza, ma un segno di attenzione e di amore verso i bambini, verso il futuro. - GIULIO ROTTIGNI - Brescia - lettera al direttore del 13/10/2008

Una manifestazione organizzata ma anche spontanea 

Nel primo fine settimana di ottobre Brescia è stata testimone di numerosi avvenimenti di carattere pubblico («Ludo-fiesta», «Diamoci una mossa!»…) a cui parte dell’informazione stampata e televisiva locale sembra non aver volutamente ritenuto di dare equamente visibilità. - Nella mattinata di sabato, davanti alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Brescia, vi è stato un momento di grande partecipazione collettiva, non solo organizzata, come è stato detto in modo riduttivo dalla stampa, ma anche spontanea, in cui genitori e bambini si sono trovati per manifestare insieme il proprio disappunto e la preoccupazione per gli ultimi provvedimenti ministeriali contro la scuola. - E a manifestare spontaneamente con un volantinaggio le nostre diverse perplessità sul futuro che ci attende come dipendenti pubblici dell’Università degli Studi di Brescia, che si vede negare non solo i fondi necessari alla ricerca, ma anche i minimi salariali, c’eravamo anche noi, in qualità di Rappresentanze sindacali unitarie ed un nutrito gruppo di lavoratrici e lavoratori dell’Ateneo. Una giovane Università che in questi anni ha consentito il suo radicamento nella propria realtà territoriale con un complesso sviluppo a servizio d’un bacino d’utenza sempre più vasto. - In un momento tanto critico della vita sociale del nostro paese, dove le istituzioni impoveriscono le risorse economiche e sviliscono il riconoscimento all’impegno, ci piacerebbe credere, prima di tutto come cittadini, che i servizi dell’informazione non si fermassero solo all’apparenza delle cose, ma cercassero di indagarle. - Considerando che, nella Brescia caratterizzata solitamente dal silenzio delle sue lavoratrici e lavoratori, sia espressione d’impegno positivo questa nuova partecipazione dei suoi cittadini, che in un prossimo futuro sarà sicuramente ripetuta, ci aspettiamo che il vostro Giornale e non solo, porga la giusta attenzione alle diverse manifestazioni che nasceranno, approfondendone con la dovuta attenzione le motivazioni, e dando loro adeguata visibilità. - Ci sembra importante in qualità di cittadini e lavoratori, che i Bresciani e non solo, possano essere messi oggettivamente nella condizione di comprendere tutte le diverse sfaccettature che sottendono a questo importante momento storico del nostro paese in cui è troppo semplicistico e controproducente dare del «fannullone» o passare al «maestro unico». - FABIO FORNARI - per le Rsu dell’Università degli Studi di Brescia -  lettera al direttore del 12/10/2008
 

 

     

 

 

 

 

 

Corriere della Sera (27 agosto 2008)

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Corriere della Sera

Brescia Inaugurata a marzo, è già stata smantellata

«L’ assessore ruba i giocattoli»

È battaglia per la ludoteca

 BRESCIA - Inaugurata a marzo dalla vecchia amministrazione (di centrosinistra), la ludoteca di via del Carmine a Brescia è già stata smantellata da quella nuova (di centrodestra). Lo spazio in cui i bambini del quartiere avrebbero dovuto giocare e prendere confidenza con i libri, è stato destinato a ospitare alcuni degli uffici dell’ assessorato al Centro storico. A niente sono servite le petizioni, le proteste e una raccolta di firme. «Era uno spazio poco utilizzato e poi ci sono già gli oratori che funzionano benissimo. E noi abbiamo intenzione di privilegiare queste realtà e il loro rapporto con il territorio», ha spiegato l’ assessore Mario Labolani. Esclusa anche la riapertura della ludoteca in un’ altra sede. L’ ipotesi era stata formulata in un primo momento, ma poi è stata definitivamente scartata. «Restiamo fermi sulle nostre posizioni - continua l’ assessore Labolani -. Il trasloco degli uffici è terminato da più di una settimana e non abbiamo nessuna intenzione di cambiare idea». Ma nonostante la fermezza espressa dalla nuova amministrazione il comitato per salvare la biblio-ludoteca non intende arrendersi. Dopo la consegna delle 1.044 firme per chiedere che la struttura venisse riaperta, il comitato ha coinvolto anche gli abitanti del quartiere: «Mario Labolani non mangia i bambini, ma gli ruba i giocattoli», si legge su uno degli striscioni apparsi alle finestre. E per settembre sono già in cantiere nuove manifestazioni. «Non abbiamo intenzione di rinunciare - dice Marina Corti esponente del  comitato spontaneo -. Non ci stancheremo di chiedere la riapertura della biblio-ludoteca. Stiamo preparando un appello da distribuire ai bresciani affinché tutti prendano a cuore la questione. Una struttura culturale, di ritrovo e aggregazione, in un quartiere multietnico considerato disagiato come il Carmine non poteva che fare bene». Non mancano le critiche all’ amministrazione: «Non c’ è stato nessun dialogo, non siamo stati minimamente ascoltati». Il «comitato spontaneo» ora vorrebbe organizzare spettacoli di musica e teatro per i bimbi, per far riflettere e non far spegnere la speranza per la biblio-ludoteca che ormai non c’ è più.

Brunetti Maddalena

Pagina 7
(27 agosto 2008) - Corriere della Sera

Chi ha paura delle biblioteche? Lettera ad Augias

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Chi ha paura delle biblioteche?

 

Gentile dott. Augias.

Vorrei raccontarle una storia, una storia triste accaduta a Brescia. Una storia che però ha assunto contorni tali da diventare il segnale inquietante di un nuovo oscurantismo, assumendo un peso che va al dì là dell’ambito locale.

In breve: l’attuale amministrazione comunale di Brescia, insediatasi ad aprile, decide (senza preavviso) di chiudere una biblioteca per ragazzi inaugurata pochi mesi prima dalla precedente amministrazione. La chiude, punto. Senza proposte alternative.

La biblioteca in questione era nota come “Biblioludoteca” (il nome stava chiaramente ad indicare come lo spazio avesse anche una vocazione giocosa e socializzante), era dedicata a bambini e ragazzi dai 3 ai 15 anni ed era una struttura spaziosa, stimolante, bella.

Ma la “Biblioludoteca” aveva anche un valore aggiunto: sorgeva in una delle zone più difficili della città, il quartiere del Carmine, in pieno centro storico, con un’altissima presenza di stranieri. La “Biblioludoteca” era strumento di integrazione e di riqualificazione del territorio, strumento prezioso. La frequentavano ragazzi italiani e stranieri. Insieme. 

Perché è stata chiusa?

Prima risposta ufficiale: Per risparmiare, diventerà sede dell’Assessorato al Centro Storico (cioè ufficio di quell’assessore che ne ha decretato la chiusura).

La teoria però non regge, visto che erano stati spesi parecchi soldi per aprirla.

Seconda risposta ufficiale: La “Biblioludoteca” non serve, bastano gli oratori. “In quartiere ci sono già quattro strutture cattoliche che si occupano di adolescenti” (dichiarazione dell’Assessore Mario Labolani , Bresciaoggi del 4 luglio, pag. 13). E ancora: “ Sono gli oratori i luoghi dove più efficacemente si trovano occasioni di aggregazione giovanile e di condivisione di iniziative ludiche ed educative” (consigliera di maggioranza Mariangela Ferrari, Giornale di Brescia del 22 luglio, pag.6)

Nulla contro gli oratori ma stento anche a trovarne il nesso logico.

Queste affermazioni, che inizialmente sembravano posizioni un po’ deliranti di un assessore, sono state sposate da tutta la Giunta. Il Sindaco stesso (Adriano Paroli, che è anche parlamentare della camera dei deputati per il PdL) di fronte alle proteste ed al migliaio di firme raccolte dal comitato spontaneo pro-biblioteca, ne ribadisce la chiusura sottolineando che l’amministrazione vuole aiutare gli oratori e non le strutture laiche (N.B. usa il termine  “laiche” e non “pubbliche”).

Come se la laicità fosse una colpa..

Forse il prossimo passo sarà la chiusura delle scuole pubbliche così insensatamente laiche? Certo sarebbe un bel risparmio per lo stato.

E ancora, mi domando: perché quella bella struttura dava così fastidio?

La chiusura di una biblioteca è di per sé un fatto molto triste; la chiusura di una biblioteca per ragazzi lo è doppiamente; ma questa storia va ben oltre la tristezza.

Grazie per l’attenzione

 

Anna Pedersoli

 

Brescia Oggi (24/07/2008)

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BresciaOggi       Giovedì 24 Luglio 2008

                  
                  PROTESTA. Il consigliere del Pd e un gruppo di cittadini hanno
                  consegnato un migliaio di firme contro la chiusura
                  Ludoteca, 1.044 «no»
                  Bisleri: «La sospensione è prevista per il 1 agosto Il sindaco
                  ci ripensi» Paroli: «La giunta ha deciso»

                  
                  Un «blitz» estivo per il deposito di 1.044 firme. È la
                  speciale «operazione» messa a segno ieri mattina dal
                  consigliere del Pd Carla Bisleri e da un gruppo di cittadini,
                  per sollecitare il sindaco Adriano Paroli a non chiudere la
                  biblioludoteca del Carmine. Il servizio starebbe per essere
                  sospeso nei prossimi giorni su richiesta dell’assessore al
                  centro storico Mario Labolani.
                  Nello spazio della vecchia biblioludoteca, nei piani della
                  Loggia, sorgerà la nuova sede dell’assessorato al Centro
                  storico; una scelta pesantemente contestata sia dal Pd (tanto
                  dalle rappresentanze consiliari in Loggia quanto dal circolo
                  del centro storico guidato da Sofia Davolio e Laura Venturi)
                  che dalle mamme del quartiere, spaventate all’idea di vedersi
                  negare uno spazio di gioco e di aggregazione per i propri
                  figli.
                  UNA PROTESTA MORBIDA e civile, portata avanti negli ultimi
                  giorni dal Pd e dalle associazioni della zona (l’associazione
                  Mamme del Carmine, il Comitato Ludoteca Aperta e
                  l’associazione ViviCentro) per chiedere a gra voce la
                  ripertura dello spazio, senza ricorrere a soluzioni
                  «inadeguate e di ripiego» come i giardini di via Odorici e
                  l’area di vicolo Manzone, di cui si è parlato recentemente.
                  «Chiediamo la riapertura entro settembre - protesta una delle
                  mamme coinvolte nella raccolta firme - perchè il benessere dei
                  figli non è negoziabile». «La biblioludoteca era un punto di
                  riferimento per i cittadini e per le famiglie - secondo Carla
                  Bisleri - Una delle motivazioni che hanno portato alla
                  chiusura del centro starebbe, secondo alcuni espondenti del
                  centro destra, in una sorta di competizione tra gli oratori e
                  il centro del Carmine: è chiaro che l’unico interesse è il
                  benessere dei bambini, non certo quello di creare dualismi e
                  competizioni sterili».
                  Duro anche l’attacco di Emilio Del Bono nella conferenza
                  stampa che ha preceduto la consegna delle firme, «dispiaciuto»
                  per l’assenza di dialogo in Loggia avvertita nelle prime
                  settimane di amministrazione Paroli: «Le firme provano che il
                  sentimento è popolare e che quindi non si tratta di una
                  manovra politica - ha detto il capogruppo del Pd - Ora il
                  sindaco Paroli si dovrà assumere le sue responsabilità».
                  In tarda mattinata, il plico è stato portato da Bisleri e dai
                  cittadini direttamente nelle mani del primo cittadino:
                  «Chiediamo al sindaco di prendere in mano la vicenda da
                  mediatore e di sospendere temporaneamente la chiusura. Abbiamo
                  sentito che già dal 1 agosto Labolani vuole traslocare nella
                  biblioludoteca».
                  «È UNA DECISIONE che la giunta ha preso collegialmente», ha
                  risposto il sindaco. E al gruppetto che lo incalzava
                  chiedendogli se ci fosse speranza, Paroli ha risposto che no,
                  il progetto della Loggia ormai è definito. «Ne prendiamo atto
                  - ha risposto Bisleri -. Prendiamo atto che un servizio
                  educativo importante per la città sta per essere sospeso così,
                  su due piedi». A.POD.

Lettera dei bibliotecari (Giornale di Brescia 16/7/2008)

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Via la biblioludoteca: perché? Abbiamo letto con disappunto sulle pagine del Giornale di Brescia del 3 e 4 luglio la incredibile vicenda accaduta allo spazio biblioludoteca del quartiere Carmine di Brescia. Sede inaugurata lo scorso mese di aprile e, con improvvisa decisione da parte del neo assessore Labolani, chiusa e smantellata con inspiegabile urgenza. - Vorremmo con questo scritto sottolineare il nostro punto di vista di bibliotecari, operatori della cultura, che vivono quotidianamente gli spazi e le risorse simili alla biblioludoteca estinta. - Riteniamo che abbia grande significato l’apertura di una casa dei libri dedicata ai bambini e ragazzi, collocata in un quartiere dalla geografia sociale multiforme e con caratteristiche di convivenza complesse. E ne rappresenta un punto fermo nella direzione della crescita democratica, nel senso del confronto aperto alla pluralità delle idee e delle varie provenienze. - La biblioteca pubblica, per storia e compito d’istituto, consolidato dall’esperienza, si propone come importante strumento d’integrazione e convivenza delle differenze. Laboratorio della cultura, che offre, così come la nostra professione quotidianamente ci dimostra, libero e gratuito accesso ai documenti, all’informazione e alla conoscenza ad ogni persona senza distinzione, né pregiudizio. - Le giustificazioni della cessazione di questo servizio, basate su necessità di ordine economico-finanziario, sono risibili per la dimensione del risparmio, né si può considerare valido il paragone con altri enti, che svolgono sul territorio tutt’altra funzione sociale dagli scopi e obiettivi che ha una biblioteca. - Non crede l’assessore Labolani che la vita del quartiere Carmine, che gli sta tanto a cuore, possa trarre qualche giovamento, anche in termini di convivenza civile tra le varie culture che ne permeano il tessuto sociale, se uno spazio pubblico protetto, definito nelle regole, nei modi e tempi d’uso, rivolge ai bambini uno sguardo privilegiato e accogliente, indispensabile a farli crescere cittadini maturi e responsabili? - ARMANDO AZZINI - più 70 firme di - bibliotecari bresciani - Rezzato -  

 

Giornale di Brescia (16/7/2008)

II Lettera comparsa sul Giornale di Brescia (8/7/2008)

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Lettera comparsa sul Giornale di Brescia l’8/7/2008

 

«Incredibile la chiusura a soli tre mesi dall’inaugurazione» Vorremmo raccontarvi una storia quasi surreale, ma vera. Ad una di noi stamattina è arrivato un sms… era di un’amica in vacanza che ha saputo che «l’Amministrazione vuole chiudere la ludoteca di via del Carmine 20. È importante esserci…» ci ha scritto, riferendoci che ci sarebbe stata a distanza di un’ora una piccola riunione per parlarne. - Iniziamo a fare un po’ di tam tam, ad inoltrarci questo sms. Il primo viene inviato ad un’amica cara che a sua volta aveva diffuso la lieta notizia dell’inaugurazione della Ludoteca il primo aprile scorso. Un luogo intitolato ad un comune amico, il maestro Piero Morari, che tanto ha dedicato a questo quartiere. - Ci ritroviamo nel cortile della Ludoteca… Abbiamo preso tutte dei permessi sul lavoro… Perché è importante esserci. Rabbrividiamo sentendo come si sono svolti i fatti. La Ludoteca è già chiusa. È stata svuotate delle «attrezzature»: dei mobili, dei libri, dei ragazzi neppure l’ombra. Considerati attrezzature anche questi ultimi evidentemente… - Durante la riunione appare una mamma con due bambini: «Vivo qui, sono venuta per giocare con i miei figli». Le raccontiamo ciò che è avvenuto. È stupita. Come siamo stupite ed indignate noi che viviamo, cresciamo i nostri figli e lavoriamo in questo centro storico da decenni. - Decidiamo di fare qualcosa. Non si può tacere, o far finta di nulla. In tre decidiamo di andare in Loggia: «Forse il Sindaco non si è reso conto della violenza del gesto». E della sua assurdità. La segreteria del Sindaco ci comunica che per avere un appuntamento con il «primo cittadino» c’è una lista d’attesa di almeno due mesi. Le segretarie non hanno disposizioni né sull’abituale giorno di ricevimento, né sugli orari. Si fanno lasciare il numero di telefono e ci consigliano di parlare con l’Assessore del Centro Storico. Lo chiamiamo: il suo nome è Labolani. Stessa storia: lasciamo una seconda volta il nostro numero… ci faran sapere… I telefoni non sono squillati. E noi scriviamo. - Perché ha dell’incredibile che a soli tre mesi dall’apertura della Ludoteca, l’Amministrazione sia già in grado di fare un bilancio e di determinarne la chiusura, è uno spazio appena nato, sorto per le famiglie, per i figli… Concetti evidentemente astratti per questa Giunta che ne ha più che abusato in campagna elettorale. - Scriviamo perché siamo madri e non solo dei nostri bambini. Scriviamo perché siamo donne e vogliamo prenderci cura dei «nostri» luoghi. Scriviamo perché di luoghi in cui incontrarsi, scambiare ne abbiamo bisogno, ne abbiamo fame. E quando si ha fame, è necessario nutrirsi. Per non morire. Che tu sia a casa, o al parco, o in ludoteca… Perché i nutrimenti sono differenti tra loro, ma tutti contribuiscono alla formazione integrale della persona, alla sua crescita, alla sua consapevolezza. - «Nutrirsi» è un diritto. Nostro e dei nostri bambini e delle nostre bambine. Scriviamo perché è l’unica alternativa per non smettere di credere che un altro Carmine è possibile. Un Carmine che investa nella vera sicurezza, che è la sicurezza delle relazioni. - LE DONNE - DEL CARMINE -  

 

 

 

Lettera comparsa sul Giornale di Brescia (8/7/2008)

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Lettera comparsa sul Giornale di Brescia l’8/7/2008

 

«Dar voce al senso di indignazione»  

Scrivo questa lettera al Giornale per dare voce al senso di indignazione che ho avuto questa mattina leggendo sul giornale la notizia, peraltro segnalata da una lettrice, secondo cui la Biblioteca/Ludoteca aperta ad aprile in Contrada Carmine, struttura destinata a bambini/e e agli adolescenti è stata chiusa. Chiusa! Chiusa alla possibilità di incontro, chiusa alla promozione della lettura, chiusa alla possibilità di costruire spazi alternativi, chiusa alla convivenza tra realtà diverse, chiusa alla progettualità, chiusa ai progetti, chiusa alla cultura! Il primo aprile di quest’anno ho partecipato all’inaugurazione di questa nuova struttura, piacevolmente sorpresa dal fatto che finalmente si pensava agli spazi del nostro territorio come luoghi di incontro, socializzazione e promozione della cultura, e che fosse questa la strada giusta per una convivenza vera e solidale. Credo infatti che i luoghi cosiddetti «degradati» possano riscattarsi solo attraverso forme di partecipazione ed incontro.  In quell’occasione ho visto realizzarsi anche il sogno di due persone che ci hanno abbandonato: mia figlia che credeva nella possibilità di pensare alla sua città come ad un luogo aperto ai giovani, alla conoscenza ed alla cittadinanza vera ed al maestro Piero, che nei molti anni di insegnamento presso la scuola elementare Calini, attraverso il suo impegno quotidiano, ci ha lasciato come testamento il suo esempio di partecipazione.  Cancellare questi spazi è come cancellare la memoria di quanti hanno creduto e credono nella possibilità di una città aperta e solidale.  Sono trascorsi solo tre mesi dal giorno dell’inaugurazione, ma l’ottusità e la chiusura di chi crede che solo attraverso la valorizzazione del traffico una città possa rinascere, ha gli occhi chiusi, come il portone chiuso in faccia ai bambini ed alle bambine del quartiere e della città - UNA MAMMA -  

Brescia Oggi (16/7/2008)

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L’APPELLO. Contro la chiusura in Carmine
Anche Don Lanzi per la biblioludoteca
Una sala della struttura era stata dedicata alla memoria del maestro scomparso Piero Morari

 

 

 

Prosegue la raccolta firme avviata dal Pd in Loggia e in circoscrizione Centro contro la chiusura della Biblioludoteca di contrada del Carmine, disposta dall’assessore Labolani per far spazio ad alcuni uffici.
Genitori e cittadini del Carmine nei giorni scorsi hanno fatto un appello al sindaco Paroli, chiedendo che la struttura con i suoi spazi di gioco, di prevenzione del disagio minorile, di scambio e di socialità riapra i battenti, «per accogliere e accompagnare nel loro percorso quelli che saranno i cittadini e le cittadine del domani».
AD ADERIRE ALL’APPELLO anche una figura di riferimento in città per la solidarietà, don Piero Lanzi, che segue la Caritas del centro storico, e ricorda che la Biblioludoteca aveva una sala dedicata al maestro Piero Morari, l’insegnante bresciano «anima» della scuola Calini, scomparso nel 2001. «Dal Guatemala, paese per il quale Piero aveva organizzato una raccolta di fondi per un gruppo di rifugiati, alla notizia della sua morte ci scrivevano «il maestro Piero non è morto. Resterà con noi, perché il luogo dove andremo a vivere lo chiameremo Comunidad Piero Morari» e così è stato - sottolinea don Lanzi, dall’ospedale dove è ricoverato da quasi tre mesi -. Mi fa male al cuore pensare invece che nella mia città, la città di Piero, la piccola struttura che portava il suo nome sia cancellata. Mi pare un insulto alla sua memoria, una profanazione di una tomba. Non so se chi ha deciso si è posto questo problema, che non è economico, organizzativo ma affettivo, spirituale direi».
«Non vorrei che gesti come smantellare una struttura per bambini, cancellare la memoria di chi ha lavorato per la solidarietà tra bambini, facesse deragliare la città verso una cultura che non è la nostra - conclude don Lanzi ed è piuttosto la cultura del sospetto, della paura, dell’intolleranza, e appunto della cancellazione della memoria».

LA LUDOTECA SPARITA (Brescia Oggi 11/7/2008)

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Venerdì 11 Luglio 2008 Brescia Oggi

LA LUDOTECA SPARITA Storia di Paolo e Mohamed

C’era una volta un bambino bianco, Paolo 8 anni, nato a Brescia, che frequentava una Ludoteca nella zona del Carmine, dove poteva incontrare tanti altri bambini. In quello spazio poteva leggere, giocare, esercitarsi nell’arte delle relazioni umane. Eh sì, perché in quel posto, situato nella zona più multiculturale della città, giungevano bambini di tutti i colori ed etnie. Un arcobaleno terreno che difficilmente un pittore saprebbe riprodurre in un’opera pianificata. In particolare Paolo fece amicizia con Mohamed, che aveva la sua stessa età, ma la pelle un po’ più scura, e proveniva da un Paese lontano, il Marocco. Questi precedenti non influirono minimamente sul loro rapporto che nacque con la spontaneità che solo i bambini possiedono e mettono in atto. Entrambi amavano giocare e fare delle cose insieme. Cos’altro serviva per provare simpatia reciproca? Paolo era figlio unico e godeva di quei momenti di condivisione in un mondo infantile che parlava un codice tutto loro. La scuola era un’altra cosa, lì erano incasellati dietro un banco, ognuno al proprio posto. Mentre in ludoteca potevano sfogarsi e inventare mille giochi da fare insieme o attività di gruppo coordinate dalle loro maestre di gioco. Era uno spazio tutto loro, a misura di bimbo. Non era nemmeno come all’oratorio, dove sembrava che il requisito d’accesso fosse conoscere (o volerlo apprendere) il catechismo della chiesa cattolica. No, lì si divertivano davvero. Mohamed, poi, gli raccontava della sua numerosa famiglia con altri quattro fratellini, dei cibi strani che mangiavano e del fatto che avevano un modo diverso di credere in Dio e di parlare con Lui. Una volta all’anno praticavano il Ramadam, periodo di digiuno e penitenza, dal quale però, per fortuna, erano esclusi i più piccoli. Paolo rivelò al suo amico che una cosa simile, la Quaresima, era una loro usanza locale. Pian piano si resero conto che pur diversi per origini e tradizioni avevano in comune il fatto di essere bambini e di amare giocare e divertirsi insieme. Un giorno però la ludoteca venne chiusa, e Paolo e Mohamed non poterono più incontrarsi. Semplicemente nel portarli sul posto, i loro genitori trovarono i cancelli chiusi. Nessun avviso preventivo che avrebbero potuto trasmettere ai loro figli. Il mondo dei grandi è ben strano, vogliono che tu apprenda un’educazione e il rispetto delle regole e poi si dimenticano che anche i bambini hanno bisogno di essere informati di ciò che li coinvolge in prima persona. Comunque si trattava di disposizioni dall’alto: cambio della Giunta Comunale, cambio dei destinatari dei servizi sociali. Al posto della ludoteca sorgerà un ennesimo luogo per gli adulti, un assessorato non si sa bene per cosa. In questo mondo dove si fanno sempre meno figli è giusto ripartire adeguatamente gli spazi. Inoltre, fisicamente i grandi ne occupano di più, ovvio che i piccoli si possono comprimere in luoghi deputati alla loro misura. E poi a cosa serve una biblioludoteca tutta per loro? Ricordiamoci le famose tre “i” di una campagna elettorale di recente memoria. Possono leggere anche a casa isolati nella loro stanza (per chi ce l’ha), oppure ancor meglio, esercitarsi al pc con i videogiochi. O tutt’al più c’è pur sempre mamma tv che li coinvolge in programmi educativi… Era forse la paura della contaminazione a far decidere gli adulti della stanza dei bottoni che Paolo e Mohamed non potevano più incontrarsi per giocare ed imparare insieme la vita? Tre soli mesi è durata quell’illusione. E proprio ora che le scuole erano finite ed avrebbero avuto più tempo libero, tempo per crescere e confrontarsi. Certo, esistono altri posti dove giocare ed incontrarsi; italiani con italiani, benestanti coi loro pari ed il resto diluito qua e là, meglio ancora se raggruppati fra loro per etnia simile. Ma la ludoteca, quell’isola che non c’è più, chi potrà restituirla ai nostri bambini? Gianna Pasini BRESCIA

Il comitato non vuole arrendersi (Brescia Oggi 2/8/2008)

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IL CASO. Dopo il presidio prosegue la polemica sulla chiusura della struttura di via S. Faustino

Ludoteca,
 
il comitato non vuole arrendersi

 

Il «comitato spontaneo» sorto per difendere gli spazi della biblio-ludoteca di via del Carmine 20 non ha alcuna intenzione di arrendersi proprio ora che il gioco si fa duro. Anzi, dopo il presidio di protesta di giovedì, durante il quale circa cinquanta cittadini del centro storico hanno fatto sentire la loro voce attraverso la creatività, musica, fiori e manifesti colorati, un altro evento di protesta è già annunciato per settembre. Non solo: oltre al Comitato, giovedì tanti privati cittadini sono scesi in strada per testimoniare il loro fermo no alla chiusura della ludoteca, e molti abitanti di via del Carmine e via Capriolo hanno spontaneamente aderito alla protesta, esibendo lenzuoli e scritte fuori dalla finestra.
«Trovarsi davanti a un portone chiuso è solo segno di arroganza e di abuso di potere, in una democrazia è invece necessario confrontarsi senza barricate», soprattutto se l’oggetto del contendere è «uno spazio che dava la possibilità ai bambini di giocare e imparare anche al di fuori della scuola e nello stesso tempo consentiva il quartiere di aprirsi alla città», sostiene Wanda Romagnoli, cittadina del centro storico.LA BIBLIO-LUDOTECA, inaugurata il 6 marzo di quest’anno, alla presenza delle autorità civili e religiose, è già stata smantellata. Il Comune ha parlato di sottoutilizzo della struttura, ma l’accusa è contestata da chi ha sostenuto il progetto: «E’ una falsità, sfido chiunque in tre mesi a rendere operativo uno spazio pubblico da gestire democraticamente, con tante realtà del territorio», afferma Romagnoli. Inoltre «era già stata affidata alla cooperativa Colibrì l’attività fino a settembre», ricorda Lavinia Prati, maestra della scuola elementare Calini, tant’è che, racconta una mamma, «sono arrivata con i miei figli per partecipare a un’iniziativa inserita nel calendario che hanno consegnato a scuola a giugno, e ho avuto la bella sorpresa di trovare tutto chiuso».

DOPO LA RACCOLTA di 1.044 firme consegnate al sindaco il 23 luglio, la doccia fredda: «Il sindaco Paroli ci ha detto chiaramente che gli spazi laici sono inutili, che la biblio-ludoteca a lui non interessa, perché ci sono già gli oratori che assolvono a questa funzione», dice Wanda Romagnoli. Ma «non è vero - sostiene Prati - negli oratori non ci sono questi spazi, nati con queste prerogative e il Comune ci dovrebbe spiegare quali sono le vere motivazioni. Contrapporre la biblio-ludoteca agli oratori è come decidere di chiudere la biblioteca Queriniana perché tanto ci sono le librerie, non ha alcun senso».
Su questo tema la Chiesa, che pure era tra le realtà coinvolte nella gestione del progetto, «dovrebbe scendere in campo - sostiene Mario Cherubini, abitante in via San Faustino - ma forse è allettata dai finanziamenti che ha promesso l’assessore Labolani agli oratori». «In materia c’è un illustre precedente: - ricorda la maestra Rosa Messola, direttrice del Centro Ligasacchi -: già nel 1870 Zanardelli istituì i ricreatori laici, spazi in cui si facevano cinema, teatro, musica e sport, con i sussidi della pubblica istruzione, del comune, delle banche e dei cittadini bresciani. Addirittura si tenne a Brescia il primo convegno ricreativo italiano, e più di un secolo fa nessuno si sognava di contrapporre questi centri agli oratori».
Secondo Elena Piovani, operatrice culturale legata alla libreria Rinascita di vicolo Calzavellia, «è un brutto segno quando ai libri e ai giochi per bambini si preferiscono le scrivanie». Poi l’affondo: «Non vorrei che, dato che i bambini non votano, non venissero neanche presi in considerazione come portatori di diritti».